Maestri dell'immagine Intervista al grande fotografo che espone a Milano le opere ispirate alla Cappella Sistina
Testo : Massimo Di Forti
LaChapelle come era Pop Michelangelo
Dice di avere avuto due maestri : Andy Warhol e Michelangelo. Paradossale, iconoclasta, unico, David LaChapelle continua a essere una miniera di sorprese. Non gli bastava di essere il genio riconosciuto della foto a colori e l'interprete della società dei consumi e dello spettacolo. Nella grande mostra curata da Gianni Mercurio e Fred Torres (al Palazzo Reale da martedí 25 al 6 gennaio 2008, sotto gli auspici dell'Assessorato alla cultura del Comune di Milano in collaborazione con Alphaomega Art e Fine Art Account), l'enfant terrible dell'immagine prende le distanze dal pirotecnico mondo della moda e delle celebrità, della pubblicità e dell'iper-televisione descritto tante volte in scatti memorabili e affronta temi altissimi come il sublime e il divino, il senso dell'esistenza e il rapporto con la morte. Ispiratore e complice, addirittura Michelangelo... Accanto a quelle arcinote di Uma Thurman e Madonna e delle altre superstar immortalate dagli anni '90 a oggi. LaChapelle espone infatti per la prima volta nella rassegna (in tutto 350 foto divise in tredici sezioni, con catalogo di Giunti Arte) le immagini di Deluge , sua personale interpretazione del Diluvio michelangiolesco. In un bar accanto al modernissimo albergo che lo ospita, ne parla con assoluto understatement da antidivo, con vincente sincerità e impennate di provvidenziale sense of humor. David, quella formata da Andy Warhol e Michelangelo é proprio una strana coppia? Cosa li accomuna? "Credo che siano stati entrambi artisti pop. Secondo me, Michelangelo é stato il primo artista pop della storia ! Anche oggi la sua arte é riprodotta sui calendari e le t-shirt del mondo intero perché arriva a tutti. Chiunque puo' riconoscerlo. La mano di Dio che dà la vita ad Adamo é forse il dipinto piu' conosciuto al mondo.
Un simbolo universale. Attraversa le culture, le classi sociali, raggiunge le popolazioni piu' diverse... Michelangelo era un gigante ma la sua arte non era semplicemente sublime: é stata ed é capace di conquistare chicchessia. In questo senso, é stato il primo pop : un artista popolare". Certamente nessuno negherebbe a Andy questo titolo. Come é nata la vostra collaborazione? E come si é sviluppata? "Lo incontrai a un concerto rock a New York. Vide le mie foto e gli piacquero, avevo appena fatto una mostra in una galleria che si chiamava 303 e Andy mi invito' subito a collaborare con Interview. Per me, fu una vera svolta. Ero un ventenne ancora sconosciuto e Interview era la piu' interessante rivista del mondo, la piu' eccitante, rappresentava lo spirito del tempo, lo Zeitgeist di quegli anni. Imparai tante cose. Andy era dovunque: concerti, moda, mostre... Si interessava a tutto. Pure all'arte rinascimentale. Allora dipinse anche una sua versione dell'Ultima Cena. Poi nell'87 Andy mori'. Ma, ovviamente, quel rapporto mi ha molto influenzato". La folgorazione per Michelangelo, invece, é avvenuta dopo una visita alla Cappella Sistina. E ha provocato un vero terremoto... "La prima volta che ho visto la Sistina é stato un anno fa. L'ho visitata piena di folla, ma ero insoddisfatto.
Cosi' sono riuscito ad ottenere una visita privata ed e' stato un autentico shock! E' necessario un assoluto silenzio per ammirare un'opera come quella. La creazione, il diluvio. Con un simile capolavoro Michelangelo ha fornito la sua prova dell'esistenza di Dio. Il modo in cui ha rappresentato la Bellezza e specialmente la bellezza dell'uomo tocca i vertici del divino". Per milioni di ammiratori sparsi nel mondo, il nome LaChapelle, é sinonimo di foto a colori. Eppure, tutto é cominciato con il bianco e nero !... Come e perché é avvenuto il big bang del colore ? "E' vero, da giovanissimo, per sette anni ho fatto soltanto foto in bianco e nero. All'inizio degli anni '80 avevo un boyfriend un po' piu' grande di me, io ero appena ventenne, lui mori' di Aids. Fu un colpo durissimo. Pensai che sarei morto anch'io in quel modo e, per di piu', non riuscivo trovare il coraggio di fare il test. Quando l'ho fatto e ho scoperto di non essere sieropositivo, ho sentito improvvisamente il bisogno di esprimersi con il colore. Ed é stata proprio un'esplosione".
Una foto di LaChapelle non é mai una "semplice" foto. E' una "storia" con una scenografia grandiosa e complessa Ma é vero che non c'é nessuna manipolazione digital? "Per me una foto racconta una storia. E' come uno spettacolo teatrale, un film. Creo le scene dal nulla, con una cura quasi maniacale. Adesso aggiungo anche interventi digital. Ma si tratta di dettagli, hanno un'importanza relativa". Dopo 'LaChapelle land' e 'Hotel LaChapelle', é uscito una terza grande monografia del titolo emblematico 'Heaven to Hell'. David, nel nostro mondo c'é piu' paradiso o piu' inferno ? "E' un bel problema! Una cosa é certa : viviamo in un mondo di forti contraddizioni e i nostri sentimenti sono destabilizzati da una continua altalena di situazioni. Per quanto mi riguarda, ho sempre messo a confronto la bellezza e l'orrore. Ma, se dovessi dare un giudizio sull'oggi, credo che la nostra é un'epoca buia. Ci sono molte, troppe persone che evitano di pensare e si rifugiano in un facile consumismo per andare avanti. Non riflettiamo abbastanza, non ci poniamo i grandi veri problemi, ci accontentiamo della superficie delle cose. Serve una buona iniezione di onestà, recuperare i valori che solo l'arte e la bellezza ci danno. Ecco perché in Deluge, la mia versione del Diluvio, dalle acque si salvano soltanto l'arte e la cultura." Ma la bellezza e l'arte possono salvarci ? "Se non lo fanno loro, siamo proprio in un grosso guaio. Perché non lo faranno certamente i manager o i politici".