Kult
Men's world
Lo sgaurdo edonistico di LaChapelle, quello drammatico di Nachtwey e la raffinata visione di Newton, in mostra a Berlino. Un'esibizione insolita che racconta i tre fotografi attraverso il tema che piu' li accomuna e separa: Men, War, Peace.
Tre grandi fotograf, ognuno con un proprio stile e una tecnica unica, tanto che difficilmente si potrebbero immaginare mondi piu' lontani, visioni piu' diverse e, sopratutto, una mostra che potesse accumunarli. Helmut Newton, David LaChapelle et James Nachtwey, tuttavia hanno la medesima sensibilità nei confronti degli uomini, della guerra e della pace e quell'aura di surrealismo che avvolge ogni loro scatto. Proprio ogni loro piu' diametricalmente opposta visione ha reso possibile anche questo. Una mostra alla Helmut Newton Foundation di Berlino fino al 20 maggio, raccoglie alcuni loro scatti sul tema che piu' li accomuna e separa : Men, War, Peace. E, se molti critici hanno trovato che affiancare visioni cosi' differenti svalutasse il peso del lavoro dei tre, nella realtà cio' ha sortito l'effetto di un'esposizione unica e incredibilmente potente.
L'universo artifciale ed edonistico della moda e dello spettacolo statunitense fotografato da LaChapelle, quello drammatico e violento delle guerre contemporanee immortalato da Nachtwey, una serie di ritratti maschili realizzati da Helmut Newton, sono dunque il corpus dell'esposizione divisa in tre parti. Visioni opposte e complementari che sfilano, per cosi' dire, una accanto all'altro, con il loro diverso uso del colore: carico e intenso, quasi finto nella sua pienezza quello di LaChapelle, cupo e realistico quello di Nachtwey, immobile e statuario quello di Newton.
Eppure, é possibile rintracciare degli elementi comuni come la sapienza del mezzo espressivo lo sguardo critico verso le alterazioni della società e le sue storture, siano le vittime della guerra o la futile vacuità delle star hollywoodiane e dei falsi miti. Se la guerra e la pace si insinuano nelle atmosfere e nelle suggestioni, al centro di ogni immagine resta l'uomo, il suo corpo, e la storia in esso racchiusa. Si comincia con le immagini di LaChapelle che mette in scena, con stile vibrante ed iconoclasta, e con un linguaggio visivo assai originale, un riflesso della nostra società consumista ed edonista. Un'interpretazione, piena di ironia e colore, di quella vera e propria "macchina" produttrice di sogni e desideri che é l'America. Se i suoi "eroi" sono Marilyn Manson, Madonna, Pamela Anderson, Eminem, Paris Hilton e Leonardo DiCaprio...ogni setting é studiato in modo tale da risultare il piu' artificiale possibile e sono proprio questi scenari, curati in modo ossessivo, a creare la base stilistica delle sue straordinarie fotografie.
Se il mondo di celluloide lo attrae tuttavia il suo genio fotografico si orienta sopratutto al mondo della moda. Con un mix di glamour surrealtà e colori brillanti, ha dato vita a un'infinita serie di immagini bizzarre, esuberanti, erotiche, esagerate e del tutto originali. Il guizzo e l'inventiva di LaChapelle ha pervaso decine di copertine di giornali tra i piu' diffusi al mondo - Vogue, GQ, Vanity Fair, Rolling Stone. Tuttavia il suo stile é altamente personale, una combnazione tra il reportage fotografico e l'immagine fashion. Il suo genere non puo' essere paragonato a quello di nessun altro fotografo.
Tanto LaChapelle spinge i colori fino all'estremo, reinventandli, secondo i suoi gusti, tanto Nachtwey, nel secondo spazio della mostra, restringe il campo delle possibilità per fungere da testimone, e creare immagini che altro non sono che testimonianze intessute da una concretezza anche cromatica e lmpante.
Aberrazioni sotto placidi cieli blu, mine esplose, tensioni in cui si combatte e s muore. Tra realismo e una perfezione compositiva che sembra quasi finta blocca l'essenza umana. James Nachtwey, del resto uno dei piu' importanti fotoreporter e fotografi di guerra contemporanei, carica i suoi scatti di un senso di solidarietà umana e di impegno morale, con scioccanti reportages delle zone di guerra dei nostri giorni. In oltre ventisei anni di attività é l'epitome del "fotografo impegnato, geniale nel catturare l'essenza in uno scatto". Nonostante il realismo drammatico le sue fotografie hanno anche un sottofondo surreale, che si imprime nella coscienza collettiva.
L'esposizione si conclude, nel terzo spazio, con gli uomini di Newton, silenziosi, dall'aura quasi magica, forse misteriosi, statue di marmo tutte di carne e pelle e cuore pulsante. Uomini che popolano un luogo oscuro, schiera di fantasmi senza voce che passeggiano eterei accanto ai viventi. Le immagini scelte per la mostra, da Mick Jagger a Pavarotti, rivelano sia la verità che le piccole imperfezioni della loro pubblica perfezione, il sublime che c'é in potenza in ognuno di loro. E' interessante vedere questi ritratti perché gli uomini sono tutti vestiti, quasi a contraddire la sua predilezione per gli scenari bondage. Creativo e visionario, tra feticci e tabù, Newton ha creato storie possibili o perverse, spesso irriverenti e sempre esuberanti, tanto da affermare piu' volte "Se c'é qualcosa che odio é sicuramente il buon gusto: per me é parolaccia".(E.R.)