VOGUE ITALIA: DAVID LACHAPELLE
SEPTEMBER 2007
Si ispirano a Michelangelo le ironiche allegorie di David LaChapelle, in mostra a Milano.
Grandi affreschi che celebrano l'edonismo contemporaneo.
Settembre 2007
Di Hannah Felligh
Nomen omen ? Chissa'. Ma ci piace coltivare l'idea di David LaChapelle che visita la Cappella sistina e ne rimane folgorato. E' nato cosi' il suo ultimo progetto: una serie di immagini ispirate ai capolavori di Michelangelo presentate in anteprima europea a Milano, a Palazzo Reale, nella retrospettiva a lui dedicata. Del resto Lachapelle, fotografo dell'iper-modernita', ama cimentarsi con i grandi del passato, citando senza complessi Michelangelo e Leonardo per costruire grandi affreschi dalle cromie esagerate. I curatori della mostra, Gianni Mercurio e Fred Torres, hanno riunito oltre un centinaio di opere per
mostrare il percorso di un artista che da trent'anni mette in scena, per poi fotografarlo, lo zeitgeist della nostra societa' degli eccessi. Con un senso dell'umorismo tanto cinico quanto sfrontato. Scoperto da Warhol nella seconda met dei '70, il giovane LaChapelle comincia a fotografare le celebrities per il magazine " Interview" e si distingue sin dall'inizio per I suoi inconfondibili ritratti. Critici ed estimatori hanno coniato per lui gli elogi piu' appassionati, definendolo di volta in volta il Fellini della moda, il Magritte della fotografia, il Michelangelo del glam trash.
Ma davvero necessario decrittare Lachapelle attraverso il filtro dei maestri del passato?
Ammiriamo piuttosto le sue famose stills senza scomodare artisti illustri e scopriremo un'opera imponente, che riflette, deformandole gioiosamente, le mille sfaccettature della cultura contemporanea. I suoi lavori sono ambiziosi e sfacciati, trash e colti, profondi ed esagerati.
Come un vero figlio del suo tempo, LaChapelle registra, rielaborandone, le nostre ossessioni, debolezze e fantasie. Cosi', le pornostar sfilano sul red carpet, le celebrities si fanno schiacciare da hamburger giganti, e minacciosi bad boys si riuniscono intorno ad un tavolo a mo' di "Ultima Cena" ( cosa staranno festeggiando? La spartizione del territorio, una tregua…). Ecco, se proprio vogliamo riferirci al passato, potremmo dire che nell'opera di LaChapelle c' qualcosa di swiftiano, per quel suo modo ironico e feroce di dipingere l'America, le sue icone, i suoi successi, i suoi artifici con fotografie che sembrano ipercromatiche allegorie del mondo dell'arte e della moda.
Ma LaChapelle, contrariamente a Swift, non ha pretese morali, non vuole cambiare il mondo. Con un linguaggio visivo originale e uno stile iconoclasta, costruisce un coloratissimo pantheon delle nuove divinit, le star, che mette a nudo, non solo in senso figurato, celebrando la vena esibizionista ed edonista che caratterizza il nostro tempo.